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Perché sei approdato al Corso Triennale di Fotografia alla FSM e cosa vorresti fare dopo?

 

M: Ho studiato all’Istituto d’Arte. Facevamo anche fotografia. La fotografia mi piace. Sono venuto alla Marangoni per questo motivo, ed anche per incoscienza, non è stata una scelta estremamente ragionata. Ho seguito l’istinto.

Dopo mi piacerebbe provare un’esperienza nella fotografia, magari andare via, all’estero, non so ancora dove. Ma non so se farò il fotografo. In questo momento mi interessa molto la psicologia. Vorrei fare qualcosa che abbia a che vedere con essa.

 

 

Nel tuo lavoro del II anno, che è stato anche esposto al SI Fest OFF 2012, tu ti rivolgi al passato unendo tue foto d’infanzia a foto contemporanee. Ci vuoi spiegare le tue motivazioni?

 

M: E’ un lavoro che ho sentito dentro, e allora l’ho realizzato, senza riflessioni particolari.

E’ un lavoro sull’infanzia, sulla memoria, sul tempo. Guardo al passato con dolcezza, e credo che la memoria di sé sia una cosa importantissima: è come un “pieno” al posto di un “vuoto”, è possedere una trama per sistemare le cose che ti accadranno.

Ho desiderato riprendere in mano immagini del passato, rivivere il ricordo di quei primi incontri quotidiani, di quei momenti semplici che diventano importanti dentro di me, proprio perché sono tra le prime esperienze della vita.

Ma non volevo solamente ripercorrere quegli eventi o recuperare i momenti trascorsi e le emozioni vissute, desideravo anche lanciare un filo all’oggi, raccontare che vi era stato un seguito, il dopo.

Le immagini passate sono poste lì come testimonianza di qualcosa che è accaduto e l’evidenza del tempo trascorso ci accompagna come in un viaggio.

 

 

Parlaci adesso del tuo lavoro del terzo anno, che sarà probabilmente il tuo lavoro di fine anno e di diploma.

 

M: E’ un progetto di ritratto sulle donne che, non più giovanissime, non si accettano e vogliono sentirsi giovani, non si arrendono ai normali mutamenti del proprio fisico, mantenendo intatta la curiosità e la freschezza tipica di un’altra età.

Questi soggetti mi affascinano, li trovo estremamente interessanti.

Sono inoltre persone fantastiche, molto stimolanti, ed in questo momento stanno tenendo vivo in me l’interesse per la fotografia e la voglia di costruire un progetto compiuto.

Sto creando ritratti di donne dalle nature diverse: allegre e vitali o timide, estroverse, fantasiose, più cupe o sorridenti, a volte misteriose o sfacciate.

La discoteca mi offre l’occasione per entrare in contatto con una porzione di questo mondo, un luogo in cui oltre a diluire le tensioni quotidiane, si sceglie di socializzare, mettersi in gioco, esibirsi, mostrarsi. Trovo che la discoteca sia  il luogo dove queste donne meglio esprimono se stesse e dove sono più disinibite, pronte a farsi fotografare, interagire, fare nuove esperienze. Mi hanno criticato per aver scelto questa tematica come se mi ponessi da giudice nei loro confronti e le ritraessi per prenderle in giro. Niente di più lontano dal vero! Io sono solidale ai miei soggetti, le voglio far vedere belle.

 

 

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di Beatrice Bruni