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To visualise a concept is no easy thing, so photographers play with reality and its meaning in order to go beyond it into some other kind of mental space where ideas are happening.

That's one of the mystifying and exciting things about photography. Her you have this image of reality but it doesn't necessarily represent reality. In this transition lies the magic.

(…)

I'm convinced that the revelations that photography offers us by stopping time and creating relationships between elements and the real world are the heart of what visually commands our attention. If you want to take it to an extreme, it's like a mantra. The image is a way of getting in touch with meanings and their consequences for us. As to the anxiety produced by the making, I'm not quite sure I understand that because I really don't feel my work will have any effect on anyone and I'm usually astounded when someneone says that it does. It's more something I do to make sense out of the world for me, (just as you say, da togliere?) I'm interested in what photography reveals to me, and I have to accept what it inevitably reveals about me as well.

(…)

I've got nothing against taking pictures without any preconceived idea, bit editing and being sensitive to the image after it's taken is the same thing as thinking heavily before taking the photo.

The process changes in its order but the equation remains the same. You don't show just any old image, there's always one that seems to capture better than others the things you feel you have expressed. The only real difference is that the theme or idea expressed is revealed to you through the imagetaking process instead of it being generated by some other thought process.

 

So what's the difference? You might say the spontaneity. I would add the depth of the revelation which for me is always more interesting, and certainly surprising, when captured spontaneously rather than most subject matter produced by my own thought process. But this is not always the case and most contemporary photography attests that. It is much more about preconceived ideas, in the sense of programmed subject matter, than spontaneity. There's another aspect to spontaneity which, I believe, is the spirutual: being part of the whole. It's reassuring to allow life to flow through you and reveal itself through your images. It gives you time to wonder.

 

 

Pubblicato per gentile concessione dell'autore. Vietata la riproduzione.
© 2007 by Marcus Reichert & Edward Rozzo
Italiano di origine statunitense, dopo gli studi alla School for Public Communications della Boston University e la Laurea in Belle Arti con specializzazione in fotografia contemporanea negli Stati Uniti alla Rhode Island School of Design nel 1970, Edward Rozzo si stabilisce a Milano dove si dedica da oltre 30 anni a fotografare persone, luoghi e processi lavorativi, lavorando con le piu' importanti multinazionali e varie testate a livello mondiale.
 
Per dieci anni ha abbinato la sua attivit professionale a un'intensa attivit didattica, conducendo workshops e lezioni in Italia e all'estero. Per quattro anni e' stato titolare della cattedra di Fotografia presso l'Accademia di Belle Arti di Bergamo e per nove anni responsabile del Dipartimento di Fotografia all'Istituo Europeo di Design di Milano.
 
Dal 1982 al 1984 e' chiamato dall'allora sovrintendente della Pinacoteca di Brera, Carlo Bertelli, per creare e dirigere il programma Brera/Fotografia.
 
Negli ultimi anni, affianca al suo lavoro professionale la ricerca personale. Le sue fotografie sono state esposte in varie mostre personali e collettive in Italia quali la Biennale della Fotografia a Torino, la Fondazione Corrente di Milano e il Museo Alinari di Firenze. Nel 1998 le sue immagini sono state esposte nella mostra Il Nuovo Paesaggio Umano curata da Toni Thorimbert per la XXIX edizione dei Rencontres Internationales de la Photographie ad Arles, France.
 
Nel 1999 viene selezionato a partecipare all'Osservatorio sul Contemporaneo, un progetto, curato da Mario Cresci allora direttore dell'Accademia Carrara di Bergamo. Il progetto richiedeva l'interpretazione dela vita contemporanea attraverso l'intervento di vari artisti italiani. Il suo contributo diventa Province mentali, una ricerca sull'identita' post-moderna. Inoltre, dal luglio 1999 a gennaio 2000 ha luogo la sua mostra personale, Pensieri urbani, al Castello Sforzesco di Milano curata da Angela Madesani. Nel aprile del 2005 si presenta con la mostra La Lacuna del Presente alla Heart Gallery di Verona.
Da quattordici anni tiene corsi di Corporate Identity e Brand Identity al Ecole d'Arts Appliqus Vevey nella Svizzera, dal 2004 e' Teaching Fellow all'Universita' Bocconi di Milano (CLEAAC) e dal 2006 Professor in Retail Semiotics sempre all'Ecole Superieure d'Arts Appliqus Vevey.  Da 2012 aggiunge un nuovo corso Brand-Media-Consumer nel Department of Marketing all'Universit Bocconi di Milano.
 
Nel 2002 suo progetto multimediale Il Valore delle Persone creato per la Banca Popolare di Verona ha vinto il prestigioso premio EMMA Award per eccellenza come il migliore progetto multimediale internazionale nella categoria di communicazione aziendale. Nel 2011 il suo corto metraggio, Storie Urgenti, ha vinto il Van Gogh Award per il Miglior Film Urbano all'Amsterdam International Film Festival.
 
Nella primavera del  2008, suo libro di saggi, Art & Ego, scritto con Marcus Reichert,  stato pubblicato a Londra della Ziggurat Books e nell'autunno del 2009 e' stato pubblicato il seguente volume, Art & Death, una collezione di saggi redatto da Marcus Reichert con varie autori compreso Rozzo.
 
Nel 2009 allarga la sua attivit alla produzione video e nel 2011 fonda la sua casa di produzione ROZZOFILM a Milano di cui rimane Direttore Creativo. Ora e' impegnato a creare video per le aziende medie e piccole da usare sui tablet, smart phone, web, TV e monitor. Da video virali per la web a produzioni di Corporate Film in stile cinema, da presentazione per eventi a story-telling applicata a business, management e attivita' produttiva.
 
Joseph Edward Rozzo abita e lavora a Milano.

 

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video intervista

Edward Rozzo parla della sua esperienza professionale

 

di Giuseppe Toscano e

Baerbel Reinhard