L: Com’è nata l'idea di questo progetto?

 

E: Già da tempo riflettevo sull’uso dell’immagine. L’incontro con un mendicante dietro casa mia, che portava sempre al collo un’icona sacra, mi ha fatto venire l'idea di questo progetto. A Firenze i mendicanti sono numerosi e ovunque. Nel centro turisti e mendicanti sono come le due facce della stessa moneta: la ricchezza. Ero colpita da queste presenze. Nella città i mendicanti sono poco graditi e volevo dar loro spazio usando i codici iconografici religiosi in modo da "cambiare" lo sguardo. Mi sembrava che ci fosse un collegamento, una tensione, tra il mendicante e l'icona che esso portava addosso. Ciò produceva senso per la persona che osserva, la quale diventa soggetta a donare l'elemosina.

Volevo toccare questi confini morali del mendicare, dell’immagine religiosa e dei suoi codici.

 

L: Le tue immagini si presentano come dei "santini": sono dello stesso piccolo formato, hanno lo stesso cielo sullo sfondo... e così i tuoi mendicanti diventano a loro volta dei santi, o meglio, delle figure emblematiche, delle icone della sola grande religione dei nostri tempi: il denaro. Cambiano "i confini morali del mendicare" ma non cambiano "i codici dell'immagine religiosa", che sono quelli che, attraverso secoli di pittura sacra, si sono sviluppati in una precisa iconografia. Ma come è cambiata la moralità del fare elemosina?

 

E: Interessandomi a questa pratica mi sono accorta che nel tempo il significato stesso della parola elemosina ha assunto un senso diverso. Nell’iconografia delle rappresentazioni dell’elemosina, il protagonista del quadro (o incisione o miniatura) è chi dona l'elemosina, che è considerata un'azione nobile, santa, indice di virtù e saggezza nella consapevolezza del Santo che tutti gli uomini siano uguali davanti alla morte. Hodie Mihi, Cras Tibi" (Oggi a me, domani a te) è una frase che ho trovato su un'incisione usata per chiedere l'elemosina. Oggi l’idea di elemosina è invece associata a coloro che la chiedono ed è considerata vile e umiliante.

 

 

 

L: "Santa Elemosina" è la prima parte di un progetto a cui stai continuando a lavorare e che hai intitolato "Usage d'image": in che cosa consiste?

 

E: Consiste nel trovare immagini che sono tracce della vita di chi le usa e del suo mondo. In questi casi mi pare lampante che l'immaginazione si mischia intimamente con il nostro modo di organizzare la realtà. Cerco dei cammini, per evidenziare che anche se siamo circondati da immagini, esse vengono usate in modi precisi e spesso rituali.

 

Santa Elemosina

di

Emma Grosbois

 

intervista di Lucia Minunno

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