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Il  fotografo Marco Lachi racconta il suo primo libro:

How does it feel to be leaving the most beautiful city in the world

 

M-mag: L’attenzione verso il libro fotografico sembra in aumento continuo. Qual'è la tua esperienza nel campo dell' editoria fotografica (indipendente) ed il self-publishing?
Lachi: Si, è una tendenza in crescita, io mi sono interessato in modo più specifico all’argomento soltanto da qualche anno. Mi ci sono avvicinato in modo casuale, nel senso che nel 2010 ho iniziato una collaborazione con un amico scrittore, Olufemi Terry, dove oltre alle mie immagini lui dava il suo contributo con un testo. Da lì ci siamo subito domandati che forma avrebbe dovuto avere il lavoro finito ed il libro sembrava il più idoneo. Quindi mi sono messo a pensarne uno che potesse raccogliere i due lavori in modo coeso.
 
M-mag: Parlaci dell' evoluzione del tuo libro recentemente pubblicato dal titolo How does it feel to be leaving the most beautiful city in the world.
Lachi: Inizialmente non avevo minimamente idea di come avrei dovuto farlo. Nel 2011 ho fatto un dummy e l’ho spedito al DummyAward di Kassel in Germania. Il dummy era in effetti mediocre e soltanto l’anno dopo, nel 2012, è stato selezionato tra i finalisti, ma il layout come anche la realizzazione e l’editing era stravolto, insomma, avevo completamente rivisitato tutto il progetto.  Era un processo lungo, abbiamo iniziato a pensare questo progetto nel 2010 e pubblicato solo adesso, a Settembre 2013. Nel mentre abbiamo cambiato tre grafici, fatto tre dummy di cui due in Sud Africa. La versione finale è stata stampata offset in 250 copie in provincia di Ravenna da Grafiche Morandi.
 
M-mag: Il libro è su Città del Capo, dove hai vissuto per alcuni anni. Come funzionava questo lavoro in collaborazione, a più mani e come l'hai pubblicato alla fine?
Lachi: Abbiamo lavorato al progetto in modo semplice, avevamo la stessa visione ed esperienza di quello che è la società sud africana oggi. Ci siamo imposti di lavorare in modo autonomo ognuno nel proprio ambito. Non volevo che le scelte di ognuno potessero in un certo modo “sovrastarsi” e magari ripetersi nel lavoro dell’altro. Questo perché inizialmente la parte testuale era composta soltanto da una ventina di citazioni e niente più. La mia paura da subito era che queste citazioni in fase di layout e quindi nel libro potessero diventare le didascalie delle singole foto, non volevo una cosa del genere. Il risultato finale infatti è un corpo di lavoro coeso composto da immagini, un saggio e una selezione di citazioni, dove ognuno di noi affronta lo stesso argomento, però da punti di vista differenti e tutti aggiungono qualcosa.
 
M-mag: Oltre che affrontare temi quali la sicurezza e la paura della criminalità il libro sembra di mostrare un certo lifestyle tipico di certe città occidentali.
Lachi: Come dicevo sono molteplici gli aspetti trattati, sicuramente le immagini mostrano il lato della “paura urbana” e uno stile di vita occidentale. Nel testo invece c’è un interessante approfondimento sul luogo comune che vede Città del Capo come la città “meno africana del continente”. Olufemi invece propone di rivedere la città, date le sue caratteristiche intrinseche, addirittura come “la città africana” per se, cioè la città Pan-africana. Le citazioni invece sono come dei piccoli spot sulla società dove ognuno apre uno scenario e racconta qualcosa della nazione in un'era post-apartheid.
 
M-mag: Il libro è uscito con una piccola casa editrice indipendente, Documentary Platform, quindi non è un autoproduzione?
Lachi: Documentary Platform è una piattaforma italiana che si occupa da qualche anno di fotografia documentaria dove il tema comune è l’Italia, fondata da Federico Covre e Michele Cera. Il libro è stato auto-prodotto da me e in effetti potrebbe essere considerata un operazione ibrida. Forse in realta c’è un po di confusione riguardo a quello che è indipendente e cosa no: pochi mesi fa ho sentito una lecture di Chris Pichler, editore e fondatore di Nazraeli Press (USA), che ha fatto chiarezza su questo in modo molto semplice, cioè che non esistono case editrici indipendenti, ma esistono piccole case editrici e grandi case editrici e poi ci sono gli autori che si auto-pubblicano e auto-producono. Tutti quanti sono soggetti alle leggi di mercato perciò non sono indipendenti, a meno che uno non produca mille copie del libro e le tenga in cantina.
 

Born in 05-06-79 in Florence, Italy.

He works as planner in an architectural firm before graduate at the

three years photography course at Fondazione Studio Marangoni in 2007.

 

From 2008 to 2011 he has been leaving in South Africa, based in

Cape Town working as a freelance for magazines and newspapers.

During that period he started a collaborative project with the african writer/journalist Olufemi Terry. The project calls HOW DOES IT FEEL TO BE LEAVING THE MOST BEAUTIFUL CITY IN THE WORLD ?.

Is an investigative work about the city of CapeTown. The common

perception of beauty, architecture and lifestyle, besydes the racial issues are the focus of the research. In 2013 the book has been publish with the Documentary Platform Edition.

 

His work has been published on ZOOM (I), Ojo de Pez (E), European Photography (D) among other.

A project’s dummy has been shortlisted at DummyAward2012, showed at Le Bal inParis, f/stop festival Liepzig, PHOTOBOOKSHOW – D –Finnish Museum of Photography in Helsinki and UNSEEN-UNPUBLISHED festival in Amsterdam.

 

From 2011 he is part of the DOCUMENTARY PLATFORM.

He is based in Italy.

 

 

 

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