B: Come mai hai scelto un corso di studi in fotografia e per di più a Firenze, lontana dalla tua terra? Cosa ti ha spinta a formarti al Corso Triennale di Fotografia presso la FSM?

 

P: Vivo a Firenze ormai da sei anni, in quanto ho frequentato qui il DAMS. Durante gli studi universitari mi sono iscritta ad un corso base di fotografia ed è stato lì che ho incontrato Serena Gallorini, studentessa appena diplomata alla Marangoni; per tre mesi non ha fatto altro che parlarmi di questa scuola, di quanto fosse professionale e pratica. Mi ero già appassionata di fotografia, perché ho sempre avuto a che fare con le immagini che riguardano il cinema e il teatro,  perciò una volta laureata ho deciso di iscrivermi.

 

 

B: Nel tuo progetto del II anno, “Il Mostro d’Acciaio”, ti occupi del tristemente attuale tema dell’Ilva di Taranto. Perché hai deciso di affrontare questo argomento? Qual è il tuo intento?

 

P: Lo scorso anno ho saputo che mia madre stava male; ha avuto e ha problemi respiratori a causa dell’aria inquinata che è costretta a respirare. È stata questa la molla che ha fatto scattare in me la voglia di denunciare il problema, che ormai a Taranto esiste da anni. Lo scopo era dare voce alla  gente costretta a vivere 24 ore su 24 dentro questa realtà, e non mi riferisco a chi vive lontano dall’industria, ma a chi l’industria ce l’ha dentro casa. I soggetti delle mie fotografie sono operai, mogli che pregano affinché il marito possa tornare “sano” e salvo, donne che invece hanno perso il proprio marito, e ovviamente ritratti della mia famiglia. A Taranto da qualche anno stiamo combattendo contro questo mostro; tra le associazioni di ragazzi intenti a ripulire la città (Ammazza che piazza), le associazioni di lavoratori e le loro assemblee (Cittadini e lavoratori liberi e pensanti), anche io ho voluto dare il mio contributo. Anche io posso dire: ho fatto qualcosa per la mia Taranto.

 

B: Di cosa ti occuperai invece nel corso del terzo anno? Hai già in mente il lavoro che porterai al diploma? E cosa pensi che farai dopo la fine della scuola?

 

P: Il progetto è nel forno: riguarderà l’Oriente a Firenze, la cultura nipponica inserita nella città medievale.

Seguirò sicuramente una linea reportagistica:  ritratti ambientati e non, fotografie di dettagli, in quanto in Giappone i gesti e i colori sono un aspetto di grande importanza, e non mancheranno le fotografie di ambiente, il quale sarà volutamente concepito in un contesto italiano. Dividerò il progetto in due parti: in un primo momento seguirò l’aspetto culturale, dalla danza al tè, per poi volgere lo sguardo alla religione buddista zen.

Incrociamo le dita!

Il futuro? Bella domanda... Sicuramente rimarrò a Firenze un altro anno dopo la scuola, ma comunque sono sicura che migrerò ancora, magari a Milano o chissà, a Londra.

Lo scopriremo solo vivendo!

Intervista a

Paola Ressa

 

di Beatrice Bruni

 

Il mostro di Acciaio

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