“La fotografia può essere un'attività commerciale e industriale di grande valore, o anche ricerca di una propria visione, una forma d'arte. Ma la necessità, il messaggio da dare ai giovani fotografi è quello di coniugare i due aspetti, senza perdere d'occhio che la vita è fatta anche di cose pratiche”.
Comincia così la nostra conversazione con Vincenzo Silvestri, fondatore dell'omonima azienda che produce a Montespertoli (FI) apparecchi fotografici di alta gamma, destinati ai professionisti di tutto il mondo.

 

La storia dell'azienda parte dai primi anni '80, come testimonia la panoramica dei modelli prodotti finora presente sul sito ufficiale, con l'intento di progettare e produrre una fotocamera grandangolare particolarmente indicata per fotografie d'architettura, di paesaggio e industriale, che inizialmente prevedeva una lente fissa di 47mm con possibilità di decentramento verticale, utilizzabile con pellicole di medio formato (inizialmente 6x7 e 6x9). Da allora a oggi le fotocamere Silvestri sono state sviluppate in diversi formati, fino al 4x5”, e con diverse tecnologie, scommettendo con grande anticipo sulla fotografia digitale di qualità professionale, divenendo una realtà forte della sua esperienza e del suo potenziale di innovazione allo stesso tempo, esempio quasi orgogliosamente unico in Italia nell'ambito della produzione di apparecchiature fotografiche. Oggi l'azienda ha esteso questa esperienza alla produzione di accessori e applicazioni destinate non solo alla fotografia ma anche al cinema, come sistemi di filtri e compendium (paraluce).

 

Incuriositi dalla particolarità di queste macchine e dalla loro affinità alle più ingombranti macchine fotografiche tradizionali di grande formato (banco ottico), abbiamo chiesto a Silvestri di provare per qualche giorno una delle sue creazioni per permetterci di apprenderne a fondo le caratteristiche e le possibilità, accompagnando l'esperienza pratica ad una stimolante discussione sulla realtà della fotografia contemporanea, in particolare riguardo ai settori a cui queste fotocamere sono maggiormente rivolte.

 

Vincenzo Silvestri ci pone fin da subito alcuni punti fermi: le sue fotocamere sono strumenti high-end, nati per garantire massima qualità e rigorosa precisione, sempre più rare nell’era della democratizzazione delle tecnologie dell’immagine. Queste macchine sono infatti pensate per fotografi in grado di programmare con accuratezza il proprio lavoro (e di farlo secondo dei personali canoni che richiedano una serialità) e che necessitano dunque di strumenti con requisiti diversi da quelli offerti dalle normali “reflex” presenti sul mercato. Durante la conversazione ci viene anche raccontato di come i professionisti dell'immagine con cui l'azienda si trova a lavorare siano spesso esempi di tenacia e dedizione che, a volte con qualche sacrificio, puntano a raggiungere alti livelli di competenza, e che al tempo stesso sappiano presentarsi commercialmente. E' questa anche una messa in guardia verso noi giovani fotografi in, che stimola a provare a puntare al più alto livello possibile, senza scoraggiarsi in partenza. Nella nostra chiacchierata inoltre non sono mancati alcuni esempi di fotografi che hanno utilizzato una Silvestri per unire le esigenze tecnico-professionali alla propria peculiare visione, da Gabriele Basilico ad Alessandro Imbriaco.

 

La macchina che abbiamo provato è una “Flexicam”, estremamente compatta ma con tutti i movimenti di solito presenti nelle fotocamere di grande formato (basculaggi e decentramenti verticali e orizzontali), seppur limitati in questo caso al solo piano ottico. Abbiamo utilizzato la Silvestri principalmente con un dorso digitale Hasselblad* montato su piastra a scamotaggio con vetro smerigliato per la messa a fuoco, oltre ad un visore “reflex”; lenti Schneider-Kreuznach 35mm Apo-Digitar XL * e 80mm Apo-Digitar L, oltre ad un obiettivo 150mm da utilizzare montando come “dorso” una fotocamera con attacco Nikon, per mezzo di un adattatore.

Per la prova della fotocamera ci siamo recati nell'area del Nuovo Teatro dell'Opera di Firenze. L'utilizzo sul campo ci ha permesso di notare certamente l'estrema portabilità rispetto a un tradizionale banco ottico, mantenendo la possibilità di decentramenti verticali o orizzontali anche abbastanza sostenuti, grazie all'ampio cerchio d'immagine del 35mm XL. La Flexicam è abbastanza facile da usare se si ha dimestichezza con la messa a fuoco su vetro smerigliato e con i movimenti di accomodamento presenti. La sensazione è quella di lavorare con una macchina dalla progettazione rigorosa e in grado di offrire sicuramente precisione e controllo e allo stesso tempo comoda da trasportare fuori dallo studio. D'altra parte, nell'affrontare l'architettura e il paesaggio urbano, ci è sembrata limitante, in alcuni casi, la presenza dei movimenti di accomodamento solamente sul piano focale e non sul piano del sensore.

 

L'utilizzo della macchina con una fotocamera reflex, al posto del dorso, ci è sembrato poco efficace, a partire dalla limitazione del tiraggio a causa della maggiore distanza dalla superficie del sensore, ma d'altra parte la Flexicam è evidentemente destinata all'uso di dorsi digitali.

Più controverso sarebbe fare un paragone tra la qualità del sensore da noi associato, e in generale dei sensori digitali, rispetto alle pellicole di medio e soprattutto grande formato. Per quanto emerge dalla nostra modesta esperienza, probabilmente l'ago della bilancia pende ancora a favore della pellicola a colori, ma in questa sede preferiamo sottrarci a questa complessa diatriba.

Rimane però una perplessità di fondo, legata ai grandi sforzi economici richiesti al fotografo che intende avviarsi alla fotografia digitale di grande formato. Pur offrendo grandi possibilità di innovazione e dunque di ampliamento dei canoni del linguaggio fotografico, questa gamma di attrezzature rimane ambito quasi esclusivo di fotografi già posizionati in una fascia di mercato altamente professionalizzata, di tipo più che altro commerciale. Tale target, che forte del proprio status tende ad attestarsi in ambiti fotografici tendenzialmente poco avvezzi alla sperimentazione, è certamente la più solida fascia di mercato, ma anche una limitazione in termini di innovazione artistica: quasi una strozzatura all’enorme impegno profuso dalla Silvestri nella ricerca tecnologica in ambito fotografico.

 

* Si ringrazia Angelo Antelmi per l'assistenza tecnica e per averci fornito il dorso digitale Hasselblad e l'obiettivo 35mm XL, con i quali abbiamo provato la Flexicam.

 

Silvestri

"Flexicam"

 

 

testo di Mattia Micheli e Pietro Viti

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